Il Presidente del Gruppo Acqua Marcia ha postato la prima pietra.
Ci sono voluti più di vent’anni, ma giovedì, finalmente, con la benedizione di pubblici amministratori, governo, grandi banche e di Monsignor Gino Reali, vescovo della diocesi di Porto Santa Rufina,
Francesco B. Caltagirone, presidente del Gruppo Acqua Marcia, ha posato la prima pietra del futuro porto di Fiumicino. Per la cerimonia, che si è tenuta in un grande padiglione allestito per l’occasione nel piazzale del Faro, si sono scomodati molti nomi illustri: dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio
Gianni Letta al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
Altero Matteoli, dal Vicepresidente della Regione Lazio Esterino Montino al Presidente della Provincia di Roma
Nicola Zingaretti. A dimostrazione del fatto che il nuovo porto è considerato da tutti un importante traguardo raggiunto, capace di mettere d’accordo anche i diversi colori politici (nel nutrito parterre, entrambe le candidate alla Presidenza della Regione, Emma Bonino e Renata Polverini). Per questo, Caltagirone, particolarmente impegnato sul fronte della portualità turistica e definito da Letta il novello Traiano, ha proposto di chiamare il nuovo approdo “Porto della Concordia”, sottolineandone, tra l’altro, la vocazione europea, dovuta alla sua posizione strategica al centro del Tirreno, vicinissima alle isole, alla capitale e all’aeroporto di Roma. A fare gli onori di casa, non poteva mancare il sindaco di Fiumicino Mario Canapini, che ha lungamente parlato dei benefici e delle chance che il nuovo scalo, con il relativo indotto, porterà alla sua città. In concessione per 90 anni al consorzio Iniziative Portuali, di cui fanno parte Italia navigando, società controllata da Invitalia, e Acqua Marcia, a cui è stata affidata la costruzione, il porto turistico di Fiumicino vedrà la realizzazione di
1445 posti barca per yacht fino a 60 metri di lunghezza. La superficie complessiva interessata dal progetto è di
104 ettari, di cui 77 a mare e 27 a terra, tra strutture ricettive, commerciali, cantieristica e servizi, con oltre 70mila metri quadri dei verde. Un porto eco-sostenibile, la cui realizzazione, oltre a risanare la zona degradata del vecchio faro, prevede l’utilizzo di tecniche costruttive e di materiali eco-compatibili e di enegie rinnovabili. Quaranta i mesi previsti per la realizzazione delle opere a mare, in tutto cinque anni per il completamento della parte a terra, per un investimento complessivo di
320 milioni di euro. E Caltagirone ha garantito che rispetterà i tempi.