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Una città unica. Da scoprire in barca e a piedi

Città di contrasti come poche altre in Italia. Monumentale e mitteleuropea, marinara e mediterranea. Città dalle molte anime, severa, allegra, indolente e ironica. Città di carattere, come la sua gente, segnata dalla peculiarità della posizione geografica, stretta tra Carso e mare, e dalla tormentata storia di imperi e di confini. Gente che continua a trovarsi nei vecchi caffè, (sopra a destra) nei buffet a mangiare la jota, e a riempire di vele grandi e piccole il golfo. Teatro da quasi quarant’anni della regata più popolare d’Italia (a destra), affollata all’inverosimile ogni seconda domenica di ottobre, Trieste pare non volersi lasciar scoprire oltre i suoi simboli più scontati. Bisogna allora allontanarsi dalle Rive, dal Molo Audace, dalla rossa palazzina dello Yacht Club Adriaco, dal castello di Miramare (sopra a sinistra), da piazza Unità d’Italia e inoltrarsi nella città vecchia alla ricerca degli storici caffè dove si respira ancora l’aria dell’antica Vienna, di artisti e letterati, di Umberto Saba e Italo Svevo. Tra i più antichi e meglio conservati, il San Marco, in via Battisti, con il bancone di legno intarsiato, le maschere, i vecchi tavolini in marmo e ghisa minuziosamente descritti dallo scrittore triestino Claudio Magris, e il Tommaseo, nell’omonima piazza, entrambi fondati nel 1830. Ogni terza domenica del mese, con un’edizione straordinaria in occasione della Barcolana, la zona del Ghetto si anima con le bancarelle del Mercatino dell’antiquariato, mobili Biedermeier, cristalli di Boemia, porcellane viennesi e cimeli dell’Impero asburgico. Lo stile viennese ha influenzato anche le vecchie pasticcerie, come la Pirona, in largo Barriera Vecchia, frequentata all’epoca da James Joyce, o la Bomboniera, che ha preso il posto, in via XXX Ottobre, della rinomata Eppinger. Ma è nei buffet, dove si entra per mangiare al banco un “rebechin” a qualsiasi ora del giorno, che l’ascendenza mitteleuropea risulta più forte e si fondono tradizioni locali, austriache e slave: jota, prosciutto in crosta, salsicce e crauti insaporiti dal cren. Un indirizzo per tutti, Pepi, in via Cassa di Risparmio. Cucina di pesce, invece, alla trattoria Ai Fiori, nella centralissima piazza Hortis, mentre è di recente apertura, e molto trendy, il ristorante sulla Diga, collegato da motoscafi con il Molo Audace. Vero tempio della gastronomia cittadina resta però Suban, nella zona di San Giovanni, con una gestione familiare che dura da quattro generazioni