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Intervista esclusiva: Manuela Di Centa VS Gustav Thöni

Vele grandi vs Vele piccole

Vela o motore?
MDC «Vela, senza dubbio. E anche per quello che riguarda le dimensioni lo dico con sicurezza: mi piacciono le barche piccole»
GT «Vela, il motore mi mette un po’ a disagio. Ma io amo i vecchi velieri, intendo quelli grandi, che oggi sanno di passato»

Dallo sci alla barca: trauma, spiazzamento o piacere?
MDC «Un piacere strano. Vede, chi scia è abituato a osare, controllare il corpo, coordinare i movimenti. In barca questo è meno pressante, però occorre il controllo del mezzo. Non sono un’esperta navigatrice, però mi piacciono le emozioni forti»
GT «Piacere, ovviamente. Io abito in montagna, addirittura con mia figlia gestisco un albergo, però il mare mio piace, così come le barche mi danno emozioni. Non sono di quegli sciatori legati alle origini, ma amo provarmi in altri ambiti meno conosciuti»

La prima volta in barca?
MDC «Non ricordo, forse quando, spostandomi per le gare nei paesi del nord, ho cominciato a viaggiare sui rompighiaccio. Beh, sui fiordi finlandesi non c’è tanta scelta, o ti muovi con quelle barche grandi o niente»
GT «Da ragazzo, in una delle pause degli allenamenti in pista. Ma noi montanari abbiamo uno strano rapporto con il mare: lo cerchiamo con curiosità e ci adattiamo»

Non dimenticherò mai quella volta che…
MDC «Quella volta in cui ho dato il mio contributo alla Barcolana, nella barca Stelle Olimpiche, un’imbarcazione tutta rosa, nata dopo Pechino 2008, con a bordo atlete che hanno partecipato a un Olimpiade o a una Paralimpiade. Come Margherita Granbassi, per dire. Eravamo tante e ciascuna aveva il suo compito, ci siamo divertite. Vorrei sinceramente avere più tempo per queste cose, il mio lavoro in politica però mi assorbe molto»
GT «Quella volta in cui salii per la prima volta sul magnifico veliero Intrepido, di proprietà del giornalista Alfredo Pigna. Poi ci sono tornato ancora, ma la prima volta fu indimenticabile: non si riusciva a credere che Pigna avesse impiegato solo quattro anni per trasformare quello che era un relitto ormai dato per finito in un drago marino capace di far paura e vincere premi per il design e l’idea nel restauro»