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Francesco Renga: il mare d'inverno

Intervista esclusiva:l'ex cantante dei Timoria e vincitore del Festival di Sanremo 2005 svela il suo rapporto con il mare a Yacht and Sail.

Nato a Udine, ma cresciuto professionalmente a Brescia, dopo l’esperienza con la band Timoria, esordisce da solista nel 2000. Nel 2005 ha vinto il Festival di Sanremo. Il suo ultimo album è “Orchestra e voce”.

Che tipo di mare ti piace?
Quello che mi ricorda il lago. Io sono praticamente cresciuto sul Garda, ricordo delle gite in barca insieme a mio padre. Indimenticabile l’atmosfera: un silenzio placido, che un’indole superficiale potrebbe chiamare noia, ma che è riflessione, calma. Ecco il mare che amo è quello tranquillo, silenzioso. Mare d’inverno, insomma.
Barca a vela o a motore?
Avevo un gommone, uno di quelli larghi, tanto da fare delle gite abbastanza lunghe. Però, in seguito, ho imparato ad apprezzare le grandi barche a motore. Un mio amico, Daniele, ospita me e la mia famiglia a bordo di un vero yacht. È meraviglioso
Mai fatto musica in riva al mare?
Moltissima. Diciamo che anche il mio ultimo disco, “Orchestra e voce”, è anche un omaggio all’Italia del mare, della bellezza, delle canzoni da cantare tutti insieme sulla spiaggia. Nasce da un’idea: ci sono dei brani, come per esempio “Io che non vivo senza te”, che ci portiamo dentro come una molecola genetica. Come il nostro mare.
Che tipo di marinaio sei?
Corro. Sono un uomo complesso, nonostante l’apparenza allegra. E qualche volta mi lascio andare all’impulsività. Ambra (Angiolini, la sua compagna, ndr) mi dice sempre che sono una specie di uragano. Una volta eravamo a bordo di un motoscafo Johnson, in Sardegna. Correvo molto, ero felice: con me c’era appunto Ambra, incinta di Leonardo, il nostro secondo bambino. Lei a un certo punto urlò: «Fermati, sennò partorisco qui!»
Un aneddoto legato al mare.
Una volta, in Sardegna, eravamo a bordo dello yacht del nostro amico Daniele. C’erano Jolanda, la nostra figlia più grande, e Leonardo. Il piccolo non ne voleva sapere del mare quindi decise di mettersi a piangere. Ambra riuscì a calmarlo cantando. Fu bello.
Il ricordo più bello sull’acqua?
Forse le gite che facevo sul Garda. Aspettavo una certa ora del giorno, diciamo il pomeriggio, per godermi quella luce unica che solo il lago riesce a darti. Credo che quella luce, quel calore, mi abbiano segnato. Ci ripenso spesso quando scrivo canzoni